Ragazzi dell'Antelao

Oggi il Bivacco Cosi non esiste più e Anna Galavotti avrebbe 78 anni. Ancora studentessa, era arrivata in vacanza a San Vito di Cadore da Mirandola, Modena, e alloggiava a Villa Trieste, come il ventiseienne di Modena Alberto Pivetti, i cagliaritani Rosalba Melas e Paolo Pordocchi, 26 e 27 anni, la ventenne Odette Rossi, di Carpi, Romano Giovannoni ventunenne di Verona e Armantino Parolo, 28 anni, veronese di Montagnana. Con loro c'era anche Francesco Masetti. Per sorte non partecipò alla salita che costò la vita ai suoi amici e...

 

ANTELAO

26 luglio 1960 - 26 luglio 2020

Oggi, come allora, è Santa Anna.
Sessanta anni fa sull'Antelao morivano tutti assieme sette ragazzi.
 
26 - 07 - 60 Bivacco Cosi
"Siamo in sette persone quattro uomini e tre donne. Siamo partiti da S. Vito ieri pomeriggio, siamo arrivati al Rifugio Galassi abbiamo pernottato là e stamattina alle sette siamo partiti. Sono già quattro ore che siamo in cammino, siamo un po' stanchi, ma vogliamo continuare fino alla cima. Romano ha perso il suo cappello. È una giornata bellissima, c'è il sole, poche nuvole e un panorama stupendo. Speriamo di arrivare lassù. Verrò a darvi la risposta.
Anna Galavotti.
Oggi è il mio onomastico.
26 Luglio 1960.
È la mia prima gita in montagna"
 
27 - 7 - 60 Bivacco Cosi
"Siamo arrivati alle 6.30 al Bivacco, non abbiamo trovato le 7 persone, continuiamo alla cima alla ricerca.
Natalino Menegus, Ugo De Nard"
 
"Ritornati dalla cima: abbiamo notato tracce evidenti di caduta delle 7 persone lungo il canale Oppel, che era molto ghiacciato. Abbiamo ritrovato due berretti, 2 picozze e un guanto lasciati lungo la caduta.
Corpo Soccorso alpino S.Vito"
 
Oggi il Bivacco Cosi non esiste più e Anna Galavotti avrebbe 78 anni. Ancora studentessa, era arrivata in vacanza a San Vito di Cadore da Mirandola, Modena, e alloggiava a Villa Trieste, come il ventiseienne di Modena Alberto Pivetti, i cagliaritani Rosalba Melas e Paolo Pordocchi, 26 e 27 anni, la ventenne Odette Rossi, di Carpi, Romano Giovannoni ventunenne di Verona e Armantino Parolo, 28 anni, veronese di Montagnana. Con loro c'era anche Francesco Masetti. Per sorte non partecipò alla salita che costò la vita ai suoi amici e per sua iniziativa, cinquant'anni dopo, una lapide a memoria dei sette ragazzi è stata riposizionata al Rifugio Galassi, sostituendo la prima posta sul muro della chiesetta e spezzata dal trascorrere del tempo.
 
Sessanta anni fa sull'Antelao morivano tutti assieme sette ragazzi, precipitati per centinaia di metri nel Canalone Oppel. Alle 14, come segnava l'orologio di Rosalba ritrovato per sempre fermo.
Erano partiti da Villa Trieste il 25 luglio, nel pomeriggio, poco meno di tre ore di cammino e l'arrivo al Rifugio Galassi: la sistemazione nelle camere, gli zaini aperti, una cena di chiacchiere e aspettative, gli ultimi preparativi e confronti per dissipare ogni dubbio sull'ascesa. La meta è la cima del gigante. Poi la buonanotte tra sorrisi emozionati, qualche ora di sonno, la sveglia, ci si prepara con pizzico di tensione, la porta del rifugio che si chiude alle spalle, un respiro profondo, ora si fa sul serio.
Sono giovani, qualcuno con più esperienza, chi alla prima gita in montagna, all'inizio si fa un po' di fatica, gli zaini sembrano zavorre, poi si spezza il fiato e le gambe acquistano elasticità. Superano il ghiaione, attaccano la normale, si susseguono le cenge e inizia la traversata in cresta. Trovano la neve che rallenta l'andatura in cambio di un'avanzata più stabile, si fermano una manciata di minuti al Bivacco Cosi, scrivono qualche riga sul libro dei visitatori. Ripartono. Si spostano in conserva, tutti legati alla stessa corda ed è così assicurati che incrociano la guida sanvitese Gianni Bonafede, in discesa dalla vetta assieme a due clienti. Lui cerca di dissuaderli dal progredire in un'unica cordata, ma i ragazzi sono sicuri di procedere con la massima attenzione. Non gli resterà che raccomandare loro assoluta prudenza e di approfittare dei gradini appena scavati nella neve ghiacciata. Alle 13 sono in cima. Chissà quale sarà stata la loro meraviglia. Quanto grande la loro soddisfazione, lo sguardo perso sulla vastità attorno. Il tempo di ricaricarsi e si scende. Ed è all'altezza del Canale Oppel che la probabile scivolata di uno si trasforma nella discesa irrefrenabile di tutti, legati dalla stessa corda nello stesso destino.
I ragazzi non rientrano, i proprietari di Villa Trieste, sentono i gestori del Galassi. Le squadre del Soccorso alpino di San Vito di Cadore all'alba del 27 luglio salgono la Via normale con la speranza di trovarli all'interno del Bivacco. Non ci sono. I soccorritori puntano alla cima e si scontrano con i pochi oggetti abbandonati nella caduta e nelle tracce senza scampo all'imbocco del Canalone Oppel. Allora non c'erano cellulari. Trovati o non trovati si segnalava a valle con i bengala. Soccorso alpino, Alpini, Carabinieri si precipitano alla base del canale e lì li trovano ancora uniti assieme.
 
di Michela Canova

 

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